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| 43 Pier Maurizio Greco / ITALIA |
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Pier Maurizio Greco è nato a Modena, vive e lavora a Roma. E’ laureato in Storia dell’Arte Contemporanea con abilitazione all’insegnamento. Ha seguito corsi di pittura, sperimentando in particolar modo gli acrilici. Nel suo percorso, la fotografia rappresenta il primo campo di indagine conoscitiva, con ricerche su textures materiche e dettagli di oggetti casuali. Segue la pittura; in principio con forte connotazione astratta, riconducibile ad un informale tonale e segnico, attraversa poi una fase etnica con aperture su culture varie. Gli ultimi lavori si concentrano soprattutto sull’idea dell’arte intesa come “sintesi”, luogo in cui convivono realtà oggettiva e astrazione. Ha esposto foto e dipinti in esposizioni e concorsi artistici, scritto testi e presentazioni per mostre e cataloghi. www.piermauriziogreco.com Prospettive in uno spazio sottile Piove ancora un poco la sera, dopo una giornata di temporale e buriana, quando vado a trovare Pier Maurizio Greco nel suo studio-abitazione. È sempre una scoperta nella scoperta recarsi a guardare l’opera di un artista, e farlo direttamente nel luogo dove le opere vengono pensate e lavorate, vedere i quadri posati ed affastellati lungo le pareti, accanto al cavalletto, vicino ai tubetti di colore ed ai pennelli, fra le tele ancora grezze ed i primi abbozzi di nuove creazioni. Ed è un’emozione avvertire il concedersi di uno spazio intimo, privatissimo ed esclusivo, come è quello in cui l’artista produce ma che è anche quello in cui egli vive, dove non possono esserci infingimenti o cautele, il vero antro dell’artefice, dove il tempo quotidiano con le sue ossessioni e le sue regole si mescola con la fantasia e la libertà e l’inventiva. Pier Maurizio Greco accende luci e colori, conduce da un’angolatura all’altra, posiziona uno dopo l’altro i dipinti a farli vedere secondo la logica del suo narrare, secondo il riaffiorare ed il succedersi delle emozioni, secondo il fluire di un pensiero che non ha retro-pensieri né costruzioni, aperto, sfuggente, immaginifico, così simile alle visioni che sono riposate sulle sue tele. I quadri di Greco sono opere a due dimensioni. Sotto molteplici dimensioni. Li guardi, e la prima impressione ti è data dal colore e dal suo spazio. Lo sviluppo pittorico è delimitato nettamente in campiture piatte, segnate da linee come confini e partiture, sezionate a strati e stese sulla superficie come mappe srotolate su un piano. Il colore è uno schiavo-sovrano. Sovrano della propria accensione, della potenza e perentorietà di sé, della pienezza con cui si dà campo. Ed è schiavo delle demarcazioni che lo contengono e lo annientano, delle ripartizioni rigorose dalle quali non può debordare. Schiavo di uno spazio sottile. In questo margine utile circolano segni e costrutti, si tracciano piani e visioni, si generano movimenti come sintomi congrui di una meccanica euclidea, che regola e sovrintende ad un mondo di schemi che non possono sovrapporsi, ma solo toccarsi, e respingersi al più, scorrendo su un fluido viscoso e riverberante. Il segno grafico è definito e netto, essenziale e minimale, vivace come nella pubblicitaria e nella fumettistica, è il segno di una infantile spensieratezza pervicacemente lasciata affrancata, testardamente e gioiosamente assillata da toni, simboli, perimetri. I volumi bisogna crearli con la mente, non sono dati e non sono imposti, ma si deve inventarli, sognarli, dar loro la consistenza di una propria personale prospettiva ideale. Ecco che d’un colpo si spezza questa affascinante rigidità, si spalancano territori e geografie, comincia un viaggio come un volo, si disegna una topografia che è d’obbligo seguire di tappa in tappa. Greco si muove per la stanza, fra i suoi quadri, nei suoi quadri. Con il gesto, più che a parole, traccia i percorsi della sua immaginazione, sottolinea le connessioni fra luoghi, storie, avventure, descrive il delinearsi di ogni concetto sulla tela. L’artista sparge nei suoi campi, nelle sue isole di colore, segni e simboli, stilizzazioni di animali, di architetture, di oggetti ed idee, in un insieme mobile e minuzioso, che avvolge la mente e richiama agli occhi astrazioni e visuali irreali, arabeschi mentali. È facile qui cogliere la cifra di questo stile originale e personalissimo e come questo si assembli anche di richiami e riecheggi provenienti da ricordi e commozioni, da incanti e stupori. Chi osserva i quadri di Greco avverte lontane suggestioni come ormai parte dell’autore, tracce assimilate, rimescolate e rivisitate, che riemergono a tratti. Malie di colori e forme dicono un espressionismo che viene da lontano, vicino alle ricerche di Kandinskij, e di Klee soprattutto, ma frammisto con rappresentazioni di un calore ed un esotismo surreale che ricorda in qualcosa Mirò, ma forse di più Corneille. E poi tensione fra razionalità e passione, che prende modi Pop e di sue sperimentazioni italiane, di Festa e Schifano, cenni di linguaggi metropolitani ed under-ground, il graffitismo di Haring. Dimensione pittorica e dimensione grafica, colore e linea, pittura e disegno, si sviluppano per energie consimili e la loro coesistenza, la loro covalenza, è indice di una ricerca di integrazione e complementarietà fra gli elementi compositivi, di un equilibrio anelato non solo in senso formale, ma che vuole essere equilibrio del reale, di tutti i costituenti dell’esistenza apparentemente in contrasto o indifferenti gli uni agli altri, e che pure nella loro complessità e nel loro insieme fanno la vita. Già, la vita. Ogni artista in fondo è uno che con le proprie fissazioni tesse una rete da imprigionarci la realtà, costantemente in bilico tra la fuga dalle convenzioni esistenziali e il tentativo di dominarne i meccanismi. E Pier Maurizio Greco è uno che cerca codici, cercandoli li inventa. Il suo è un mondo in cui gli elementi si riducono a pittogrammi, a glifi e emblemi che sono itinerari sia fisici che immateriali fino al fulcro significante, fino ad una rappresentazione ingenua e primigenia di archetipi e modelli ideali. Il tempo e lo spazio si dilatano, giocano a rimpiattino, la realtà e la fantasia si contaminano. Tu che guardi vieni catapultato da una dimensione all’altra, e così parti figurandoti di tenere dietro a geoglifi che solcano il terreno come a Nazca, vai a scoprire simboli tribali e sciamanici che contemplano un tempo profondo ed ignoto, il fondo ancestrale di figurazioni primitive, come grotte ad Altamira e Lascaux. Ti volgi per un attimo, ed in quel medesimo linguaggio, incontri il futuro tecnologico e psichedelico, quello di circuiti integrati e micro-chips, ti imbatti in rampe e piste d’atterraggio, hangar, sistemi per astronavi e vite extra-terrestri. Ancora uno sguardo, ed inciampi nelle stanze del presente che si susseguono in uno sconnesso labirinto, un riflesso, oggetti che si affastellano, allegorie per un’umanità contesa fra guerra e pace, fra volontà e condizionamenti. È la pittura di chi non sa rinunciare ad un immaginario esuberante e poetico, di chi è costretto ad evadere permanentemente, a crearsi un angolo di fuga dal quotidiano, per figurarsi mondi ed universi fantastici di simmetria geometrica, retti da un’estetica delle forme e dei contenuti, tesi ad un’armonia che assimila le dissonanze ed i contrappunti come aree di colore indipendente. Il segno, il simbolo, il profilo sono frontiera ed area di contiguità, al tempo stesso sono il rammarico per una naturalità ormai distante e quasi sconosciuta, e la speranza nel riemergere di uno spirito innocente e fanciullesco, colorato, ilare, capace di disegnare la vita con un tratto puro, immediato, genuino. È la pittura di chi non si adegua a perdere la curiosità, la propensione ludica ed immaginativa, la fiducia innata in una diversa possibilità di vita, l’attitudine a lanciarsi alla scoperta di un altro-altrove-altrimenti. Parliamo ancora, Pier Maurizio ed io. L’opera d’arte conduce alla manifestazione di un nuovo mondo. Non basta osservare, lo sguardo non è mai tutto, così come non tutto si rivela mai totalmente, e resta ancora qualcosa che non si può capire. L’opera d’arte apre una prospettiva sterminata, un campo infinito entro il quale giacciono le innumerevoli visioni, quelle dell’artista e quelle del suo pubblico. Lo stile di questo pittore, di questo uomo, è propriamente questo. Greco apre prospettive. Ogni singola pennellata viene ricercata, persino tormentata ed incalzata alla sua precisione, è vero. Ma nella visione d’insieme, si distendono i colori, erompono gli spazi, si susseguono infiniti punti di riferimento. Ognuno ha da cercare i propri. Quando esco per strada ho i colori negli occhi, abbacinato vedo tingere la notte e la sua umidità con l’elettricità di un filtro di splendente acrilico. Ho negli occhi i rossi accesi, i cupi viola, i gialli squillanti, i densi ottani di un cosmo che è un altro luogo della mente, una fantasmagoria di caldo e luce esplosa ininterrotta. Francesco Giulio Farachi Esposizioni recenti 2008 – “Ti riciclo in Arte”, Fonderia delle Arti, Roma 2008 - "Different looks", Pracownia Galeria, Varsavia 2007 - "In libero quadrato", NeoArtGallery, Roma 2007 - "ARTeCinema", Teatro Comunale di Sulmona – AQ 2007 - "Collettiva d'Artisti 13", Galleria Ashanti, Roma 2007 - "Without", Chiesa Romanica di S. Francesco – Capranica – VT 2007 - "Autori e note", La Notte Bianca, Galleria Cassiopea, Roma 2007 - "3 ore e 15 minuti", Associazione Civita, Roma 2007 - "Quasi per gioco" - Galleria Comunasbarrio, Roma 2007 - "Specchio non mente" - Galleria Domus Sessoriana, Roma 2007 - "Segni Artificiali" - Personale - Galleria Radice Arte Contemporanea, Roma 2006 - "La città, lo sguardo" - Mitreo Iside, Roma 2006 - "Homo Ludens" - quando l'arte entra in "gioco" - NeoartGallery, Roma 2006 - "Oltre ogni confine" - Università di Lubiana - Kongresni trg 12 -1000 2006 - "Immaginare l’impossibile - Perfettamente impossibile”, Neo Art Gallery, Roma 2006 - "ARTIST 2006" - 16th Istanbul Art Fair 2006 - "Incontriamo le Emozioni", Palazzo Medici Clarelli, Roma 2006 - "Metamorphoseon" - La forma si trasforma - La Notte Bianca - NeoArtGallery, Roma 2006 - "La Donna Animale" - Chiesa Romanica di S.Francesco - Capranica - VT 2006 - "Collettiva d'artisti 10", Galleria Ashanti, Roma 2006 - "Cross-Roads" - Galleria Baldissera Arte, Roma 2005 - "Talento da Vendere" - Associazione Artetica, Roma 2005 – “Territori Acrilici” – Personale - Art Factory Artensione, Roma 2005 – “One Fuego in Arte” – artisti a confronto, Roma 2005 – "Artisti per una sera" – Piccola Galleria del Caffè dell’Appia Antica, Roma 2004 – “La Notte Bianca”, Opere in mostra, spazio espositivo di “Contesta Rock Hair”, Via degli Zingari, Roma 2004 – “ContemporAneA”, Galleria Ashanti, Roma 2004 – Selezione Concorso “Lexmark European Art Prize 2004” 2004 – “CreAttività”, Artisti in Piazza, Opere Pittoriche e T-shirt d’autore, Rione Monti, Roma 2003 – II° Concorso Nazionale Pittorico “RomaNaturae - Universo Mare" - Nuovo Porto di Ostia, Roma 2003 – “Galleria di Artisti”, Galleria Ashanti, Roma 2003 – “Opus Quadratum”, Bipersonale - Galleria Ashanti, Roma 2000 – “Pinocchio”, Illustratori e Pittori, Galleria Wa. 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